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7 Dicembre 2011 ARCHEOLOGIA
Corriere di Como
Cerchio magico - Museo a cielo aperto
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Sta sorgendo in questi giorni un nuovo parco archeologico, quello del "cerchio magico" degli antichi comaschi, doppio recinto in pietre del diametro di 70 metri, che sorge accanto al nuovo ospedale Sant'Anna di San Fermo ed emerso proprio durante gli scavi per la realizzazione del nosocomio lariano. Valorizzerà così quel sito che è ormai ritenuto dagli appassionati di archeologia e misteri dell'antichità la "Stonehenge" della piana della Val Grande.

Per la valorizzazione di tale tesoro archeologico è da tempo impegnata la Soprintendenza dei beni archeologici della Lombardia, che ha messo in campo la sua dirigente per l'area lariana, Stefania Jorio. Che non ha mai fatto mistero della portata della scoperta, definendola "unica nel suo genere in Italia e in Europa".

Ora si è arrivati, dopo anni di studi, alla fase operativa del parco archeologico, che lascia a vista la parte degli anelli meglio conservata e fa in modo che la struttura sia ben individuabile e visibile. Guideranno il visitatore appositi pannelli didattici.

Ma cosa è questa "Stonehenge" lariana? Secondo l'archeoastronomo dell'Osservatorio di Brera, Adriano Gaspani, questa struttura litica che, al momento, non ha precisi riferimenti nell'intera Europa, era utilizzata come osservatorio astronomico da parte delle popolazioni celto-golasecchiane della prima Età del Ferro. Il sito abbandonò la funzione di osservatorio, secondo Gaspani, nel V secolo a.C., ma in seguito mantenne una precisa funzione sacra.

Le opere di valorizzazione del sito archeologico (la cui datazione non è anteriore al VI secolo a.C.) comprendono la rimodellazione del terreno di protezione del sito, con riporto di terra di coltura; la formazione del doppio anello con elementi litici (di pietra) e siepi per evidenziare la traccia circolare del ritrovamento; la formazione del camminamento per la osservazione del sito con pannelli illustrativi; l'impianto di essenze verdi e prato, sia all'interno del circolo che all'esterno, per l'arredo dell'area; infine, un impianto di irrigazione a servizio dell'area a prato.

L'idea base del progetto mette in evidenza la forma dell'elemento cardine dell'intero ritrovamento, ossia il circolo litico, da una parte con il risanamento conservativo della parte integra e dall'altra con il completamento della parte mancante con della siepe.

Il cantiere è stato aperto all'inizio del mese scorso e i lavori saranno completati in primavera. L'investimento per questo nuovo parco archeologico a cielo aperto comasco, che si va ad aggiungere ad altri siti celebri come quello dell'oppidum di Monte Caslè in Valle Intelvi, è a carico di Regione Lombardia ed è di circa 180mila euro.

Il Lario sta così per archiviare un anno positivo sul fronte dell'archeologia. Infatti sono state rese disponibili al pubblico anche le antiche Terme romane di viale Lecco. Vennero alla luce nel 1971 in un'area di circa 1.500 metri quadrati di proprietà comunale, esterna al tratto orientale delle mura cittadine. Dallo scavo emersero otto ambienti, datati fine I sec. d.C., facenti parte di un complesso edilizio termale con ambienti rettangolari (frigidarium) alternati ad ambienti a pianta ottagonale (calidarium). Il complesso fu abbandonato sul finire del III secolo d.C. e destinato ad area cimiteriale. L'ampliamento dello scavo ha portato in luce ambienti datati tra la seconda metà del I secolo d. C. e la metà del II secolo d.C. Oggi l'area, inglobata in un autosilo multipiano in viale Lecco 9, è fruibile attraverso una serie di corridoi metallici.


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