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13 Novembre 2011 PALEONTOLOGIA
Paola Caruso Corriere della Sera
IL MOSTRO - SPAZZOLA, TERRORE DEI MARI
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Mezzo miliardo di anni fa il ruolo di "terrore dei mari" è toccato a un predatore dall'aspetto fisico buffo. Un animale a forma di spazzola. Con queste caratteristiche: corpo piatto dalla superficie liscia, lunghezza pari a 30 centimetri, dorso dal guscio soffice, 66 zampe corte (33 paia), usate per scorrazzare sui fondali marini e due occhi laterali a forma di goccia. Il soggetto in questione è un Tegopelte gigas. Un artropode vissuto 500 milioni di anni fa, nel periodo Cambriano. La scoperta è dei ricercatori dell'Università del Saskatchewan e del Royal Ontario Museum che hanno pubblicato la notizia sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.

CAMBRIANO - "Questa ricerca ci fornisce un'informazione importante", spiega Davide Bassi, paleontologo dell'Università di Ferrara. "Nel Cambriano gli organismi non erano tutti semplici, come abbiamo pensato fino ad ora. Adesso sappiamo che esistevano forme di vita più complesse, come l'artropode gigante". A quel tempo possedere una lunghezza di 30 centimetri era fondamentale per un animale predatore. Gli organismi si stavano evolvendo per diventare più complessi, quindi erano piccoli, e non avevano gusci così duri da potersi conservare fino a oggi. Senza un guscio duro, com'è stata provata l'esistenza del multizampe-spazzola nel Cambriano medio? In pratica, hanno trovato le sue impronte fossili lungo un percorso. Due serie di puntini su file parallele, lasciate mentre camminava dolcemente sui fondali marini e ritrovate come fossili nelle argille di Burgess, in Canada.

IMPRONTE -"Il percorso dell'artropode si è fossilizzato grazie a frane di sedimenti avvenute subito dopo il suo passaggio", dice Bassi. "All'istante. Se non fosse andata in questo modo, oggi non avremmo le orme, perché si sarebbero cancellate". Tutti lasciamo le impronte lungo un percorso (trackway per gli inglesi), anche noi, per esempio quando procediamo sulla sabbia bagnata. Il punto è capire di chi sono le tracce. "Non è semplice stabilire chi ha prodotto un'orma", aggiunge Bassi. "Se vedo la forma di un piede, posso dire che il segno è di un umano, anche se non posso distinguere tra maschio e femmina. Ma se vedo la forma di piede e un passo che non conosco, a chi li attribuisco? In realtà, assegnare il percorso fossile all'artropode non è stato difficile: la moltitudine di zampe, ben 66, rende l'animale unico". La scienza dedicata allo studio delle trackway antiche si sta rivelando una fonte di notizie molto interessante. Non solo ci indica in quale era geologica sono vissuti determinati animali, ma dalle loro tane e dalle loro feci (fossili), possiamo ricostruire comportamenti e stili di vita. Il sito archeologico di Burgess, nel parco nazionale di Yoho, è ricco di questi reperti. L'area è stata esplorata nel 1909, però soltanto dagli anni Ottanta è stata presa in considerazione per studiare le orme fossili e non le ossa. Molte impronte non hanno ancora trovato un padrone. Chissà che non ci facciano scoprire un altro animale buffo.


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