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7 Settembre 2011 MISTERO
ditadifulmine.com
CINQUE CLASSICHE BUFALE ARCHEOLOGICHE
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Chi, come e perchè. Chi fabbrica una bufala archeologica? Spesso gli stessi archeologi e scavatori, o semplicemente qualcuno in cerca di denaro facile. Come? E' come chiedere ad un fabbbro esperto di aprire una serratura che lui stesso ha creato. Perchè? I motivi possono essere molti: successo, confutare le proprie ipotesi che mancano di prove, denaro.

Le bufale archeologiche sono state molte nella storia. Alcune volte molto semplici, altre estremamente elaborate, tant'è che hanno resistito per diverso tempo e sono state ritenute reali da molti esperti del settore. Ecco cinque classiche bufale dell'archeologia rimaste nella storia.

L'idolo di Fawcett

Nel 1925 Percy Fawcett si recò con il figlio nella giungla brasiliana per cercare i resti della leggendaria Atlantide. La sua spedizione iniziò quando Fawcett ricevette da H. Rider Haggard, autore di romanzi come Le Miniere del Re Salomone (1885), che lo scrittore sostenne provenire dal Brasile. L'idolo raffigura una figura maschile con barba e corona mentre stringe una tavoletta con quattro colonne di geroglifici.

Fawcett portò la statuetta al British Museum, dove nessuno seppe dire nulla sull'origine dell'idolo. Si rivolse allora ad un medium, che in trance spiritica rivelò come si trattasse di una statua avvolta dall'oscurità, scrivendo attraverso psicoscrittura che aveva visto in una visione un vasto continente tra l'Africa ed il Sud America.

Inutile dire che l'idolo è un falso puro e semplice. Come sia giunto in mano ad Haggard, o da chi sia stato creato resta un mistero; ma Fawcett e suo figlio non fecero mai ritorno dalla giungla brasiliana.

Il falso di Beringer

All'inizio del 1700 Johann Bartholomew Adam Beringer prese parte ad un dibattito acceso sull'origine dei fossili. Erano tracce di animali e piante realmente esistiti, indicando che la Terra aveva un'età estremamente più grande di quanto si potesse leggere dalla Bibbia, o erano parte di un inganno divino creato per mettere alla prova il genere umano?

J. Ignatz Roderick, professore di geografia ed algebra, e Georg von Eckhart, bibliotecario dell'università di Würzburg, si resero autori di uno degli scherzi più bastardi della storia: fabbricarono dei fossili falsi, con tanto di iscrizioni in ebraico e babilonese.

Beringer fu allora convinto che i fossili fossero inganni di Dio, e scrisse la sua opera più famosa, Lithographiae Wirceburgensis. Tuttavia l'inganno di Roderick e von Eckhart divenne pubblico, e si ritenne che le oltre 100 pietre fabbricate da loro non fossero tutte dei falsi, ma che in realtà molte di essere erano la prova che Dio le aveva create per mettere alla prova il genere umano.

Il sarcofago di Ercole

Il 9 marzo 1850 a Tarragona venne ritrovato un sarcofago di marmo con strane iscrizioni. Portato dall'antiquario locale, Don Buenaventura Hernández y Sanahuja, venne analizzato più approfonditamente, e si scoprì che vi era raffigurato Ercole a cavallo dello Stretto di Gibilterra, ed una serie di costellazioni sopra la sua testa. Alla sua destra, una processione di coloni che migravano dall'Egitto per raggiungere la Spagna.

Questo ritrovamento fece nascere l'ipotesi che gli Hyksos fossero migrati in Spagna dopo essere stati espulsi dall'Egitto. Ma era un artefatto falso fabbricato per alimentare lo spirito patriottico, e ritenuto una bufala da tutto il mondo dell'archeologia, soprattutto per lo stile fumettato delle incisioni che nulla ha a che fare con l'Antico Egitto, gli Hyksos o qualunque altra civiltà antica.

Il teschio di Calaveras

Nel luglio del 1866, Josiah Whitney, geologo, presentò una ricerca alla California Academy of Natural Sciences in cui descriveva un teschio di quello che affermava fosse il più antico essere vivente mai ritrovato. Sostenne di averlo trovato all'interno di una miniera, a 40 metri di profondità, e che fosse rimasto sepolto per milioni di anni.

Per quanto la notizia suscitò molto fermento nella comunità scientifica, presto ci si accorse di un piccolo problema: il teschio somigliava un po' troppo a quello di un nativo americano, e non ad un ominide vissuto milioni di anni fa.

Si scoprì in seguito che Whitney, assieme a James Mattison e William Jones, avevano creato la storia piazzando il teschio di un nativo americano all'interno della miniera; ma ancora oggi la storia viene utilizzata da cristiani creazionisti ultra-conservatori per dimostrare come l'uomo sia rimasto invariato per milioni di anni, e che l'evoluzione sia solo un mito.

Il gigante di Cardiff

Nel 1869, Gideon Emmons e Henry Nichols sostennero di aver scoperto nei pressi di Cardiff, New York, una colossale figura di pietra di oltre 3 metri di lunghezza dalla testa ai piedi, sostenendo che si trattasse di un gigante. Ma quello che non sapevano era che questo "gigante" non era altro che la creazione di George Hull, cugino del proprietario della fattoria in cui si stava effettuando lo scavo, che aveva aiutato il parente a seppellire il falso gigante per poter poi lucrare sulla scoperta.

Andrew White, primo presidente della Cornell University, capì fin da subito che era un falso: si trattava di una statua, ed anche fatta male. Ma ancora oggi ci sono persone che credono alla storia del gigante di Cardiff.


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