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19 Maggio 2011 STORIA
Rossella Lorenzi http://news.discovery.com
Quanti falsi nel Nuovo Testamento!
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Sam Paolo, Courtesy Mattiasrex/Wikimedia Commons.
tempo di lettura previsto 3 min. circa

Circa la metà del Nuovo Testamento è un falso, secondo un nuovo libro provocatorio che afferma che San Paolo abbia scritto solo una parte delle lettere a lui attribuite, e San Pietro non abbia scritto proprio nulla.

Scritto da Bart Ehrman, giò cristiano evangestista ed ora agnostico, professore di studi religiosi presso la University of North Carolina, Chapel Hill, il libro pretende di rivelare "una delle più sconvolgenti ironie della tradizione cristiana primitiva": l'uso dell'inganno per propagandare la fede.

"Non solo la Bibbia contiene le inesattezze di errori accidentali, ma anche cose che appaiono agli occhi di tutti come menzogne, " scrive Ehrman in "Forged: Writing in the Name of God -- Why the Bible's Authors Are Not Who We Think They Are."

Secondo lo studioso biblico, almeno 11 dei 27 libri del Nuovo Testamento sono falsi, e soltanto sette delle 13 epistole attribuite a Paolo sono state probabilmente scritte da lui.

"Tutti gli studiosi sono virtualmente d0accordo che sette delle lettere paoline sono autentiche: quelle ai Romani, 1 e 2 Corinti, Galati, Filippesi, 1 Thessalonici, e Filemone" afferma Ehrman.

Alcuni pretendono che Paolo abbia scritto 1 e 2 Timoteo, Tito, 2 Thessalonici, Efesini w Colossiani, aggiunge.

Vedute contraddittorie, discrepanze nella lingua e nella scelta delle parole tra i libri attribuiti a Paolo sono evidenti segni di tale falsità.

Per esempio, l'analisi di Ehrman della lettera agli Efesini mostra che il testo, carico di lunghe frasi greche, non corrisponde allo stile della scrittura in greco peculiare di Paolo, fatto di frasi brevi.

Inoltre, il contenuto: l'autore dice che esso è "in contrasto col pensiero di Paolo, ma in linea con quello degli Efesini, " scrive Ehrman.

Lo studioso biblico, che mette in forse anche l'autenticità dei Vangeli di Matteo, Marco e e Giovanni, discute il fatto che San Pietro abbia scritto le sue Epistole, o qualsiasi altro testo.

Pietro, a differenza di Paolo, era un pescatore nato nella Palestina rurale, quasi certamente illetterato. Lo stesso vale per l'Apostolo Giovannim che potrebbe non avere scritto il vangelo attribuitogli, afferma Ehrman.

Nei primi secoli della Chiesa, i Cristiani erano attaccati da ogni parte. "Erano in conflitto con gli Ebrei e con i pagani sui valori della loro religione... ma soprattutto erano in conflitto con altri cristiani, su quale fosse la retta via del loro credo e su come vivere, " dice Ehrman.

Così i Cristiani tendevano ad appoggiare i loro punti di vista, per farli accettare dagli altri, con scritture attribuite agli Apostoli, "fabbricando e falsificando documenti".

"Se ti chiamavi Jehoshaphat e nessuno aveva idea di chi tu fossi, non valeva la pena di sostenere le tue idee in un libro".

"Nessuno avrebbe considerato il vangelo di Jehoshaphat in modo serio. Se volevi farlo leggere, usavi il nome di Pietro, o di Tommaso, o di Giacomo. In altre parole, dovevi creare una mezogna, " Ehrman conclude.

Secondo lo studioso, l'idea che "lo scrivere in nome d'un altro" fosse una pratica comune e accettata nell'Antichità è falsa. La falsificazione era condannata come una pratica erronea, come oggi.

Naturalmente il libro ha suscitato un gran dibattito.

"Il libro è più provocatorio che non profondo, " scrive il Catholic Herald.

Pur concedendo che "alcuni libri del Nuovo Testamento non furono probabilmente scritti dagli autori cui vengono comunemente attribuiti, " il sito cattolito osserva che Ehrman "non fa riferimenti adeguati alla tradizione orale."

"Anche se una specifica lettera non fosse stata scritta proprio da Pietro o da Paolo, potrebbe ben essere stata scritta da qualcuno che riportava la tradizione orale, trasmessa dall'uno all'altro, " scrive il sito cattolico.


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