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27 Aprile 2011 MISTERO
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TROVATO AD ALBANO DI LUCANIA UN MONOLITE DI 10 METRI CON UNA FACCIA SCOLPITA
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La Rocca del Cappello è situata tra la "Rocca della Molaria" e il fiume Basento difronte alle cosidette Dolomiti Lucane. Si tratta di un monolito alto più di dieci metri sulla cui sommità è poggiato un masso enorme dalla forma di cappello dal quale prende il nome. Sul lato S.E. del cappello è inciso un cerchio con ai lati due brevi scanalature a destra. L'area circostante è caratterizzata dalla presenza di alcune grotte e da mura di contenimento a secco, attraversata da un sentiero che parte dalla località Monticello (740 m. s. m.) e discende con strani giri fra le balze scoscese per circa due chilometri, concludendosi davanti al monolito. Questo sentiero in alcuni tratti, si presenta basolato con gradini antropometrici, costituiti da blocchi di pietra squadrati non del posto e protetto da mura a secco. In fondo al primo tratto di gradini, sulla parete rocciosa di destra, vi è inciso un cerchio, diametro un metro, orientato verso dove sorge il sole. Poco più giù, su un gradino di cm 45 x 30, è stilizzato un simbolo che sembra un fiore a quattro petali o una palmetta. Più in basso vi è un altro monolito sul cui apice, sul lato S. O. vi è inciso un altro cerchio.Sullo stesso monolito è stata ricavata una panchina chiamata "Seggia del Diavolo". Questa panchima composta da schienale e poggiapiedi, può comodamente ospitare tre persone. Per accedervi però, bisogna utilizzare una lastra di pietra poggiata sulla parete rocciosa poichè la panchina sitrova a due metri circa dal suolo. Lungo il sentiero vi sono cinque coppie di vasche, i cosidetti "Palmenti". Infine, sul lato Sud-Est del monolito è scolpito un volto umano e nelle adiacenze, sul fianco di uno spuntone in arenaria ben levigato, è incisa una croce latina. Questa zona arida e impervia è poco adatta alla dimora per tanto si può ipotizzare, per la mancanza di fonti storiche, che questo sia stato luogo di culti legati agli astri, sole o luna, ricorrente nella gestazione mistico-religiosa della preistoria, ma soprattutto protostoria.

Sulla base delle nuove conoscenze si ritiene che presso la Rocca del Cappello vi sia la presenza di tracce pertinenti a due culti pagani, di cui il primo preistorico e prettamente indigeno, il secondo di origine orientale importato in tempi storici. Il culto indigeno è attestato dall'enigmatica effige scolpita al lato del monolito, molto simile a quello scolpito a Contursi Terme (SA) ed a quello scoperto a Carlentini (SR), dai quali si presume abbiano avuto origine quelli stilizzati dai Neolitici sui vasi funerari trovati nelle tombe del Materano, della Puglia e della Sicilia. Da ciò si può desumere che presso la Rocca del Cappello, si praticasse ancora il culto dell'antenato mitico e rappresentato da una "entità totemica" di significato apotropaico dai quali si credeva discendessero tutti gli appartenenti al clan. A questo totem il clan si sentiva legato da una parentela d'essenza ed esso rivelava una dimensione religiosa unificante, pur non essendo un dio.

Per quanto riguarda il secondo culto, al quale si attrbuiscono le altre opere e relativi simboli realizzati con non poche fatiche, si può effettivamente supporre che sia legato agli astri, le cui origini possono trovarsi in quella civiltà che migliaia di anni addietro mise in atto un misterioso sistema di pensiero ed utilizzò una forma esoterica di astronomia che fu una sorta di "scienza dell'immortalità", intesa a liberare l'Umanità dalle fauci della morte. Filosofia religiosa che si diffuse in India, Giappone, Messico, Indocina, isole del Pacifico, Sud America, Nord Europa, Etiopia ed Egitto. La presenza di simboli stellari, faceva parte di un'antica e molto diffusa idea religiosa: "Tutto il mondo che si trova sotto è disposto a pieno delle cose che si trovano sopra". Persino i fiumi erano considerati la controparte della via Lattea, ritenutanla strada che conduce al regnoultraterreno: il Duta per gli Egiziani, la Terra del mistero per i Messicani, il Xibalba per gli antichi Maya dell' America centrale. Gli stessi simboli stellari di solito erano orientati verso quelle stelle o costellazioni in cui si credeva fossero poste le divinità: per gli Egiziani Iside era posta nella stella di Sirio el Cane Maggiore, Osiride suo sposo, nella stella più lucente della Cintura di Orione ed Horus, il loro figlio, era posto nel sole. Si suppone che questo secondo culto presso la Rocca del Cappello, venisse praticato in onore di Iside, dea egizia portatrice di compassione e speranza. Questo millenario culto, partendo da Menfi ed Alessandria, si diffuse in tutta l'area del Mediterraneo. Fu molto praticato anche a Roma al tempo di Silla (88-78 a. C.) e contrastato da Ottaviano con la lotta portata avanti contro l'Egitto di Antonio e Cleopatra. A partire dall'inizio della nostra era il culto di Iside, oltre a schiavi e liberti fu praticato da intellettuali, proprietari terrieri e uomini d'affari in continuo transito lunglo la Via Appia tra Oriente e Roma. Forse proprio questi ultimi hanno portato il culto di Iside ad Albano di Lucania fissando la sede dell' Iseo presso la Rocca del Cappello dove una certs sacralità tendeva a conservarsi inalterata. Forse si tenne anche conto che la località, rispetto al centro religioso dell'insediamento esistente a monte, si estendeva lungo "l'asse reale" nord-sud come si usava in Oriente. La semplicità e la rozzezza delle opere e dei simboli eseguiti presso la Rocca del Cappello dimostrano che essi sono stati eseguiti in età assai remota. La somiglianza di questi simboli con quelli isiaci, lascianno supporre a coloro che hanno studiato questo luogo con ligia devozione, come Damiano Pipino, che effettivamente si può palare di riti dedicati a questa divinità astrale. Il "Sentiro Rituale", che dalla curva del Monticello porta alla Rocca del Cappello, fa venire alla mente le strade pavimentate con pietre piatte dell'isola di Pasqua, sulle quali, secondo ala leggenda, i Moai (le statue giganti), per l'effetto dei mana, combinati da sette maghi che assieme sedevano sulle panchine di Rano Raraku, camminarono in senso orario attorno all'isola. Il cerchio scolpito in fondo al primo tratto del Sentiero, come la Grande Sfinge d'Egitto, è orientato verso ad est, cioè dove sorge il sole alle ore 6.30 del mattino dell'equinozio di primavera. Se questo simbolo rappresenta il sole non può che essere l'emblema del dio Horus che rappresenta appunto il sole. Il cerchio con le due scalanature a destra, scolpito sul "Cappello" della Rocca potrebbe rappresentare il Sole con l'aggiunta delle corna bovine o piume, appannaggio degli dei, che dà; l'idea del disco solare "pteroforo", che reca due flabelli, motivo di derivazione tolemaica. La figura scolpita sul gradino del sentiero più che "Osiride del Grano" o il "Sistro di Iside" sembra rappresentare un "fiore di loto primordiale", talvolta assimilato al sole nasciente e quindi un altro simbolo di Horus, oppure un fiore di loto trasformato a palmetta come quello raffigurato in testa alle sacerdotesse di Iside. La panchina, come sotenne Mario SCELZI, non poteva costituire un posto di osservazione, nè un sedile usato dai pastori e tanto meno un' opera modellata dagli agenti atmosferici. A due metri dal suolo, non si sa cosa rappresenti la panchina, ma alcune simili ono state trovate in Perù e in Bolivia e ancora a Rano Raraku sull'isola di Pasqua in una grotta aperta nella Roccia. Le vasche scavate lungo il sentiero rituale che porta alla Rocca del Cappello dovevano servire a raccogliere l'acqua piovana usata per le abluzioni durante il rito processionale che si concludeva con la cerimonia religiosa. Queste vasche, nonostante la loro rozzezza, servivano a favorire la decantazione dell'acqua lustrale come le vasche presso i santuari egizi. Infatti faceva parte dei riti in onore delle divinità astrali bagnarsi con l'acqua di stelle, un'acqua ferma che fosse stata tutta la notte sotto le stelle durante il novilunio dei Pesci, l'unico in cui la luna è totalmente nascosta dal sole. Era un bagno purificatore di buon auspicio per l'inizio di un nuovo anno. Il monogramma inciso su una lastrina su una lastrina di pietra rossa, ritrovata presso la Rocca del Cappello, potrebbe forse rappresentare il famoso "nodo di Iside" (un pezzo di stoffa annodato in modo particolare), che fu l'amuleto più diffuso fra gli antichi egizi, simbolo isiaco soppiantato in eà augustea dal "nodo di Salomone" diffusosi col Cristianesimo. Per quel che riguarda la croce latina, simbolo di Cristo, incisa sullo spuntone roccioso potrebbe far parte dell' attitudine impostada dai cristiani di scongiurare, esorcizzare e risacralizzare i monoliti, le rocce e le strutture pagane. Opere e simboli sino ad ora descritti, non possono essere solo il frutto di semplici coincidenze. Infatti nei testi funerari Egizi si legge che la Via Lattea era una sorta di Nilo Celeste. La Rocca del Cappello si trovava, come il grande tempio di Horus a Edfu nell'Alto Egitto sulla sponda del Nilo, vicino al fiuma Baento che poteva rappresentare la controparte della Via Lattea o almeno una imitazione fedele della egizia "via d'acqua tortuosa", ossia il Nilo. In fine come si usava in Oriente, il percorso fisso per la processione, doveva congiungere un altro luogo di culto non necessariamente legato alla medesima divinità. A questo proposito, si ricorda che alcuni storici del passato hanno affermato che alla periferia S.E. del centro abitato nel punto in cui la via extramurale confluisce con la provinciale Marsicana 16, esisteva un'antica cinta muraria costituita da grandi massi di pietra informi. Qui doveva esserci il luogo di residenza e di culto della primitiva comunità. Da li alla località Monticello il sentiero rituale è stato coperto dalla strada provinciale che porta allo scalo ferroviario. Il rito si svolgeva alle prime luci dell'equinozio di primavera, il 21 marzo. Lo scopo era quello di assistere il sorgere del sole, momento in cui l'orizzonte si purificava e le stelle di Sirio e Orione venivano avvolte nel Duat. Gli adepti guardavano al cielo alla ricerca della via che avrebbe permesso di trionfare sull' "afflizione della morte". Ognuno di loro per mezzo di una serie di raggi immaginari credeva di poter collegare la mente a una stella o un'orbita celeste. In quella atmsfera di meditazione, di concentrazione e tranqillita, contemplavano i misteri del cosmo per conoscerne i segreti più profondi, nella speranza che il portale celeste dell'orizzonte si aprisse per essi e gli dei, felici di incontrarli, per portarli in cielo con la loro anima. Meditare durante il plenilunio dell'Ariete significa meditare per la resurrezione, guarigione, nuova vita. Tutti i rituali di crescita e di aumento sfruttano, infatti, la forza dellaluna crescente e la massima potenza con la luna piena. Non a caso la Pasqua di risurrezione dei cristiani cade la prima domenica successiva alla prima luna piena dopo l'equinozio di primavera. Con l'affermarsi del cristianesimo, l'area della Rocca del Cappello, che secondo i sostenitori della nuova fede continuava ad emanare influssi di paganesimo, come tanti altri luoghi di culto pagano, venne "demonizzata" (lo prova la "Seggia del Diavolo" appellativo dato alla panchina) e, di conseguenza, abbandonata per sempre scomparendo dalla memoria storica degli uomini.


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