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22 Marzo 2011 PALEONTOLOGIA
ditadifulmine.com
OMINIDI: LI STIAMO CATALOGANDO CORRETTAMENTE ?
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Nel corso dell'ultimo secolo abbiamo scoperto una sequenza sempre più numerosa (ma meno lunga di quanto si possa pensare) di ominidi, dall'Australopiteco all' Homo sapiens delle origini, che ci hanno dato un aiuto preziosissimo nel tentare di ricostruire la storia evolutiva dell'essere umano.

Le varie teorie (degne di questo nome) relative all'evoluzione umana sono le soluzioni migliori che abbiamo oggi per spiegare il nostro passato biologico, ed è comprensibile che alla scoperta di un nuovo tipo di ominide la scienza tenti di posizionarlo all'interno dell'albero evolutivo dell'uomo, collocandolo in un passato più o meno remoto sulla base dell'lanalisi delle sue caratteristiche fisiche.

Ma secondo Bernard Wood, professore di Origine Umane e Anatomia Evolutiva Umana alla George Washington University, occorre procedere con cautela nella classificazione. Non è infatti da dare per scontato che un ominide sconosciuto alla scienza appartenga al ramo evolutivo da cui sono emersi i sapiens, ma è probabile che possa rappresentare un ramo evolutivo estinto e separato, con un rapporto di parentela simile a quello che intercorre tra esseri umani e gorilla.

Il problema della classificazione è già stato posto in passato in occasione della scoperta di ominidi come Orrorin tugenensis, Sahelanthropus tchadensis e Ardipithecus ramidus, collocati dai loro scopritori all'interno del ramo evolutivo umano, ma che potrebbero rappresentare invece dei distanti cugini della nostra specie e dei nostri reali antenati.

La questione sulla collocazione nella linea evolutiva si è poi accesa quando si iniziò a parlare dello "Hobbit", scoperta che fece molto discutere (e lo fa tutt'ora) sulla specie di appartenenza e sulla posizione occupata nell'albero della vita.

"Partiamo dal fatto che più la morfologia è simile, più la relazione tra due organismi è stretta" spiega Woods facendo riferimento alla posizione comunemente accettata per la classificazione delle specie viventi.

Il problema è che ci sono specie che non hanno avuto alcun antenato in comune, ma che condividono tratti simili sviluppatisi autonomamente. Un esempio è quello degli occhi, che si sono sviluppati indipendentemente in differenti specie senza che queste fossero necessariamente legate ad un antenato comune dotato di occhi.

Questo fenomeno, definito omoplasia, può trarre in inganno durante la classificazione. E se una serie di tratti morfologici comuni può essere condivisa tra specie non imparentate tra loro, significa che potrebbero esserci altri fattori in gioco oltre alla genetica, fattori come la pressione ambientale.

"Immaginiamo due scimmie che si nutrono di frutta e lontanamente imparentate tra loro, che vivono nello stesso periodo e che si trovano di fronte alle stesse conseguenze del cambiamento climatico" dice Woods. "A questo punto, supponiamo che questo cambiamento climatico abbia come risultato la sostituzione degli alberi da frutto con boschi e praterie, forzando quelle due scimmie lontanamente imparentate ad adattarsi e a mangiare tuberi invece che frutta soffice".

"Entrambe le scimmie" continua Woods "andrebbero incontro ad un aumento delle dimensioni dei loro molari e in un aumento delle dimensioni delle loro mandibole, ma senza aver ereditato questa morfologia da un antenato comune. L'omoplasia rende poco saggio basarsi soltanto su poche similitudini morfologiche per dichiarare che un fossile appartiene ad un antico ominide".

L' Ardipithecus, per esempio, si muoveva su due gambe e aveva canini piccoli, due tratti in comune con l'Homo sapiens, ma potrebbe non essere affatto un antenato del genere umano, ma un ominide anatomicamente simile a noi per ragioni di convergenza evolutiva, sulla quale abbiamo ormai diversi elementi validi che ci spiegano come specie molto diverse possano sviluppare tratti comuni a seguito di una pressione esercitata dal loro habitat.

Altro esempio è il Ramapithecus punjabicus, datato a 12 milioni di anni fa. E' stato inizialmente classificato come antenato dell'essere umano, ma dopo ulteriori ricerche si è scoperto che si tratterebbe di una specie estinta di primati, probabilmente un cugino dei moderni orangutan.

Ad oggi, non esiste alcuna prova certa che Ardipithecus e Ramapithecus non siano lontani antenati degli esseri umani moderni. Ma la ricerca di Woods vuole incoraggiare i paleoantropologi a valutare correttamente i potenziali difetti nei loro dati quando si tratta di creare ipotesi sulle relazioni evolutive.

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