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23 Febbraio 2011 SCIENZA
Lorena Bianchi Sator ws
L'incredibile Silfio, la "pillola" dell'antichità
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Il Silfio cresceva in una stretta fascia precostiera della Cirenaica, nell\'attuale Libia orientale. In rosso si vede il ristretto habitat della pianta.
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Una specie di finocchio selvatico coltivato in Africa nel passato costituiva un rimedio eccezionale per varie malattie, per la contraccezione e il controllo delle nascite. Perché si estinse all'inizio dell'Era Corrente?

Gli appassionati di numismatica sanno distinguere a colpo d'occhio tutte le monete dell'antichità: questo perché ogni regione aveva un simbolo distintivo particolare che caratterizzava qul territorio. Nel caso della regione della Cirenaica, situata oggi nell'area orientale della Libia, questo simbolo presente sulle monete era costituito da una pianta esclusiva della costa nordafricana che nell'Antichità era considerata uno dei rimedi medici più potenti: il Silfio. Simile a un finocchio gigante, oltre alle proprietà mediche il Silfio possedeva un sapore eccezionale e infine una qualità unica e incredibile, che anticipava di duemila anni le moderne pillole anticoncezionali. Secondo molti studiosi del passato, infatti, questa spezia, utilizzata con soddisfazione come cibo, veniva ampiamente consumata anche per i suoi effetti abortivi e antifecondativi, consentendo un significativo controllo delle nascite. La produzione a Cirene e nelle città della provincia era massiccia, al punto che quasi interamente l'economia della zona era basata su questa pianta. Secondo i commercianti romani, il Silfio era un dono del Dio Apollo, valeva tanto oro quanto il suo peso e la resina gommosa che ne veniva estratta, chiamata Laserpicium (o anche "Laser", "Lasar") era esportata in tutto l'impero. Tracce di Silfio sono state trovate persino in India e in Cina, anche se in quelle terre esistevano specie simili in parte sovrapponobili come proprietà. Ma qual era la grande qualità di questa pianta? E perché oggi non ve ne è più traccia? La moderna scienza erboristica considera il Silfio come una specie di finocchio appartenente alla famiglia delle piante Apiaceae, di cui fanno parte moltissimi nomi noti presenti sulle nostre tavole: oltre al finocchio comune ci sono tra gli altri anche la carota, il cumino, il finocchio, il prezzemolo, il cerfoglio, il coriandolo, l'angelica, la pastinaca e l'aneto. Si tratta di piante estremamente ricche di sostanze chimiche che hanno effetti curativi sul corpo umano conosciuti fin dall'antichità, oltre ad avere sapori gradevoli ampiamente usati in cucina. Il Silfio più specificatamente appartevena al genere delle Ferula, di cui ancor oggi ne esiste un rappresentante nella forma dell'Assafetida.

L'Assafetida è una spezia usata nella cucina asiatica e indiana in particolare come sostituto dell'aglio e della cipolla, con un caratteristico sapore deciso e proprietà mediche curative di asma e bronchiti, nonché digestive e anticarminative. Tra le qualità che avrebbe l'Assafetida vi sarebbe altresì una leggera proprietà abortiva e anticoncezionale comune del resto anche al finocchio e alla carota: gli studi in merito sono ancora in corso, ma si tratta di una peculiarità conosciuta anche nel Medioevo (infatti per un certo periodo l'uso dell'infuso di finocchio fu vietato alle donne pena l'accusa di stregoneria da parte dell'Inquisizione). Del resto sono moltissime le piante dotate di virtù anticoncezionali, seppur blande: si tratta di quelle erbe dotate di fitoestrogeni, in grado di influire sugli estrogeni umani aumentandone o diminuendone il livello. In passato, e anche oggi dopo una graduale riscoperta, piante come l'Agnocasto, la Cimicifuga, il Fieno Greco, la Borragine e l'Alfa Alfa tanto per fare alcuni esempi venivano usate per alleviare i sintomi della sindrome premestruale, dell'ipermenorrea o dell'amenorrea e i disturdi della menopausa. Tuttavia mai nessuna pianta sembra aver avuto il potere del Silfio, il quale evidentemente possedeva una quantità di fitoestrogeni tale da provocare l'espulsione dell'embrione fecondato o impedendone l'insediamento nell'utero. Secondo Plinio il Vecchio poteva essere usato per curare la calvizie, la tosse, la gola irritata, la febbre, l'indigestione, i dolori articolari e le verruche; era un rimedio eccezionale per i veleni e riduceva gli effetti della lebbra. Anche gli Egizi la usavano da millenni come cura per la psoriasi e altre gravi malattie dermatologiche. Ma sempre Plinio confessa che il segreto di questa pianta era senz'altro la possibilità di prevenire gravidanze indesiderate e questo era il motivo del suo successo in tutto il mondo antico. Queste considerazioni ci riportano al potere totalitarista delle istituzioni politiche del tempo, che negavano la libertà agli individui e attraverso precetti religiosi tendevano ad assumere il monopolio al controllo delle nascite. Il motivo della scomparsa in pochi decenni del Silfio a partire dal III Secolo CE potrebbe infatti avere la sua origine nelle tentazioni di predominio assolutistico dell'Impero Romano e della nascente Chiesa Cattolica, che necessitavano di un incremento della popolazione per estendere il culto sincretistico pan-romano.

Una pianta simile, sacra all'amor profano, che consentiva rapporti sessuali senza rischio di gravidanze indesiderate, lasciava agli individui una libertà di gestire la propria sfera individuale che duemila anni fa trovò il primo invalicabile ostacolo. Per i successivi diciannove secoli infatti sarebbe stato impedito alle persone di godere di una sessualità libera e spensierata, dovendo attendere la rivoluzionaria pillola anticoncezionale per avere un ritorno della piena capacità di autodeterminazione degli esseri umani. Al di là delle concezioni etiche relative alla libertà degli individui, la regione in cui ebbe origine il Silfio presenza alcuni elementi estremamente significativi. La Cirenaica ebbe origine ufficialmente in tempi relativamente recenti: secondo la giurisdizione romana la provincia di Cirene si componeva di cinque città di origine greca che formavano la cosiddetta Pentapoli. Cirene, oggi distrutta, sorgeva presso l'attuale villaggio di Shahhat in Libia e ne era la capitale; altre città erano Apollonia, chiamata oggi Marsa Susa, Arsinoe (Tocra), Berenice (l'attuale metropoli di Bengasi) e Barca (Al Marj). L'origine di queste città tuttavia non è assolutamente greca ma assai più antica, legata alle prime genti berbere insediatesi sulla costa mediterranea decine di migliaia di anni fa. Queste popolazioni erano antenate dei successivi Liguri, Sicani, Liburni e Guanchi, ma diedero origine anche alla civiltà egizia e praticavano culti estremamente simili a quelli praticati sulle rive del Nilo, tipici delle popolazioni legate alla Dea Madre Terra. In queste culture primigenie e ancestrali le erbe erano usate per curare tutte le malattie attraverso usi antichi quanto l'Uomo, in quanto tramandati di generazione in generazione. La relativa esiguità della popolazione impediva una raccolta intensiva delle piante officinali e l'Umanità viveva in armonia con l'ambiente circostante, secondo criteri oggi definibili come ecostenibili. L'area della Cirenaica alla fine del Pleistocene presentava un clima boreale, fertile e produttivo.

Il progressivo inaridimento della regione e la costante espansione del Deserto del Sahara portò a cambiamenti climatici estremi, che limitarono fortemente l'area coltivabile solo alle zone costiere dell'Africa settentrionale. Il Silfio quindi rimase confinato, isolato in quest'area fino alla totale scomparsa avvenuta nel IV Secolo CE. Sul perché di questa estinzione sono sorte moltissime ipotesi. Gli storici propendono per la tesi più semplice: la raccolta intensiva della pianta, che cresceva lo ricordiamo solo allo stato selvatico date le sue particolari esigenze come ricorda lo storico Teofrasto, portò a una riduzione degli esemplari più giovani, che venivano raccolti prima della maturità. Più logicamente, è facile ipotizzare come vi sia stato a livello politico una volontà di reprimere il commercio della spezia a livello imperiale: il clero alessandrino impose sulla Cirenaica il controllo delle istituzioni religiose dalla fine del III Secolo CE e gli agganci politici con i governatori romani di religione cristiana portarono alla progressiva tassazione del Silfio fino a renderne antieconomica la produzione. Il Cristianesimo copto prima e la successiva invasione islamica fecero perdere le tracce di questa pianta eccezionale, considerata estinta attualmente ma forse sopravvissuta in qualche esemplare in nicchie ecologiche dimenticate. Certo la Seconda Guerra Mondiale, combattuta proprio in quest'area tra le truppe britanniche e quelle dell'Asse, non ha certo contribuito alla salvaguardia dell'habitat.

La moderna erboristeria conosce le virtù di moltissime piante officinali, alcune delle quali sono dotate di facoltà quasi miracolose. Dopo anni di diffidenza, anche la scienza medica ufficiale si è dovuta arrendere all'evidenza: le erbe, per quanto meno potenti, sono efficaci e causano effetti collaterali infinitamente minori dei farmaci chimici. Spesso il principio attivo viene estratto dalle piante stesse, come nel caso dell'aspirina: i Nativi americani utilizzavano da millenni un infuso di corteccia di salice per curare la febbre e altri malanni da raffreddamento, mentre in Europa il salice era una pianta sacra capace di eliminare le infiammazioni del corpo. L'aspirina si basa sugli stessi composti presenti nel salice, ovvero la salicina, in aggiunta a composti chimichi plastici che ne moltiplicano l'effetto, come l'acetilene. Il risultato è che le sostanze artificiali danneggiano in parte il corpo che le assume, vanificandone quindi il potenziamento: ecco allora che appare molto più utile assumere i principi attivi presenti nella pianta originale, che hanno un minor effetto ma consentono un uso prolungato e sicuro. L'introduzione delle piante fitoestrogeniche citate in precedenza, se non ne consente un uso anticoncezionale, dall'altro lato allieva moltissimo i sintomi legati alla menopausa e gli effetti sono decisamente percepibili. Per questo motivo il Silfio, per tutte le incredibili qualità di cui è portatore, rappresenterebbe un passo importante per la comprensione dei meccanismo di funzionamento di queste erbe ed eliminerebbe gli effetti collaterali degli estrogeni artificiali, nonché curerebbe un'infinità di altri malanni. Sarebbe auspicabile cercarne esemplari sopravvissuti in Cirenaica, ma ovviamente la caccia, chissà, potrebbe essere ostacolata da qualche multinazionale...


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