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7 Maggio 2003 STORIA
Danilo Arona
L´ombra del dio alato
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Il dio alato additato nel titolo è Pazuzu, una figura mitologica dell'antica Mesopotamia (IX-VIII secolo a.C.), un demone, temuto e venerato dal popolo, raffigurato con testa tozza e deforme, occhi sporgenti, con quattro ali che a volte sono effigiate come quelle dell'aquila e in altre immagini come ali da pipistrello, il corpo al contempo umano e rettiloide ricoperto di piume e di scaglie, artigli taglienti alle mani e ai piedi, la coda di uno scorpione in grado d'inoculare il tifo ed il pene con la testa di serpente sovrastante decomposti genitali. E' più grande di un toro ed è la personificazione del vento di sud-ovest, "signore dei demoni del vento malefico", che porta la tempesta, la febbre, il freddo e non poche malattie, nonché l'espressione simbolica più appropriata di una visione del mondo, dolorosamente sconnessa, rigurgitante di divinità ostili da placare e da tenere a bada. E' stato chiamato anche "Colui che reca la pestilenza".
Pazuzu è la figura-chiave dell'indagine intrapresa in questo libro che, sulla scia di altri celebri best-sellers dedicati agli "antichi misteri" (quelle discipline non convenzionali che vanno dalla cosiddetta "archeologia dei misteri" alla clipeologia, dall'esobiologia -lo studio su eventuali vite aliene - alla criptozoologia - animali inesistenti o "superstiti"-, con frequentissime puntate in limitrofi quanto immensi territori che si nutrono di archeoastronomia, ufologia, paranormale, esoterismo, mito e religioni, complottismo e storie segrete e/o alternative), ipotizza che l'uomo possa discendere da antichissimi Dei, esseri extraterrestri atterrati sul nostro pianeta milioni di anni fa, forse per rifornirsi di metalli indispensabili alla loro esistenza. Questi individui immensamente superiori, di cui esistono soprattutto in Mesopotamia (l'odierno e, quanto mai, "vissuto" Iraq) svariate testimonianze archeologiche, forse crearono con la loro ingegneria genetica, per mezzo di molteplici ibridazioni, un grande numero di esseri, angelici e demoniaci, nonché l'Homo Sapiens.

 Pazuzu


Attraverso il susseguirsi dei vari capitoli, seguendo parallelamente l'antica storia della Mesopotamia con i suoi miti sugli Dei o demoni ibridi (di cui Pazuzu rappresenta il campione più enigmatico) e le vicende della moderna archeologia, nelle quali le poche reliquie del dio alato riescono a creare nuovi misteri, si potrà ampiamente verificare quanto la cultura contemporanea sia debitrice al pantheon mesopotamico, che da solo ha dato vita alle grandi religioni del mondo, monoteistiche e non.
Pazuzu è forse l'archetipo più antico e più genuino di quell'intimo terrore collettivo che chiamiamo "demonio". Ma, se Pazuzu non è soltanto un'illusione mitologica, allora le sinergie con la sua "origine" e la sua "presenza" durante i secoli, dagli albori del mondo ai giorni nostri, diventano quanto mai interessanti e inquietanti. Perché molti "fatti" dimostrano, forse oggi più che mai, che esiste, un luogo non visibile e non raggiungibile dagli umani sensi in cui Pazuzu e altri ibridi creati dai progenitori alieni sarebbero tuttora presenti. Da questo "territorio", Pazuzu e i suoi "simili" e gli altri possono però interagire con la nostra dimensione, attraverso vere e proprie manifestazioni, misteriosamente "attivate" da oggetti quali feticci e amuleti, o tramite apparenti episodi di apparente possessione cosiddetta diabolica, la più famosa delle quali resta quella fittizia raccontata da William Peter Blatty ne L'esorcista. Oppure, più sottilmente, entrare in contatto con artisti, scrittori o individui dalla sensibilità artistica ed esacerbata per manifestarsi a livello "crepuscolare" nei media o in altri canali della mitologia contemporanea (musica, film e libri). Ma non sono esclusivamente questi i canali di "presenza" di Pazuzu. Esiste, infatti, un vastissimo repertorio di "apparizioni" di creature alate che esibiscono quasi sempre le stesse forme geneticamente combinate. In genere, su una base rettiliana, in diversa proporzione compaiono l'animale, l'uomo, l'insetto e l'uccello. Grandi ali, quasi sempre quattro, sono un tratto distintivo pressoché onnipresente. Creature terrorizzanti e, spesso, oggetto di strani culti. A volte interpretate come alieni, altre volte come demoni. Da qui si transita alla "necessaria" ipotesi, ampiamente suffragata dalla fisica moderna, di un "Universo B", una realtà parafisica e transpsichica non visibile ai nostri occhi, dalla quale provengono Pazuzu e moltre altre "anomalie", di volta in volta oggetto delle indagini delle discipline non convenzionali (dagli UFO agli eventi "dannati" alla Charles Fort, dalle piogge misteriose di rane o ghiaccio alle palle di luce e ai cerchi nel grano). In ultima analisi, un'indagine nuova e assolutamente inedita sull'indeterminatezza del mondo reale e sulla collisione sottile con altri mondi. E, al contempo, la ricerca più completa che esiste nella saggistica di genere su una figura bizzarra e terribile che da secoli esercita sulla mente collettiva e sull'immaginario artistico del mondo un fascino ambiguo e inspiegabile al quale non si sono sottratti scrittori, registi, musicisti e qualche migliaio di individui, uomini e donne, le cui energie vibrazionali sono in grado di connettersi, chi lo sa come, con quelle dimensioni che da anni stiamo tentando pateticamente d'identificare.

 Cartina del territorio occupato dalla Mesopotamia


"L'ombra del dio alato" è un saggio che si ambienta per buona parte nell'antica Mesopotamia, leggi l'attuale Iraq. Nella zona compresa grosso modo tra Baghdad e Bassora sono stati ritrovati nel corso degli anni i reperti archeologici che ritraggono Pazuzu, oggetto e protagonista della nostra indagine. Proprio quella fascia di territorio che in questi orribili giorni conosce il vilipendio di un'aggressione ad alta tecnologia distruttiva. Giova ricordarlo: è proprio qui che, secondo numerosi studiosi di "archeologia misteriosa", è nato l'Homo Sapiens, si trova proprio qui l'alveo culturale del mondo. Ma, al di là di opinioni più o meno confutabili, è certo che in questo paesaggio, bellissimo e desertico, sono ancora alla meglio custoditi tesori inestimabili e oggetti di grande valore storico-culturale. In quella Mosul, conosciuta oggi dall'opinione pubblica come "città del petrolio", e sulla quale ancora cadono grappoli di bombe, è presente un importantissimo museo in cui sono conservate numerose tavolette cuneiformi, testimonianza degli "antichi misteri" che, in parte, il dio alato Pazuzu documenta e rappresenta. E' una coincidenza, nulla di più. Ma per lo studioso dei miti le concomitanze raramente sussistono. Esiste piuttosto la "sincronicità" tramandataci da Jung, che lega misteriosamente la furia bellica che oggi arriva dal cielo per mezzo dei bombardieri anglo-americani alla violenza distruttrice di un antico demone che "dal cielo si abbatte sulle case", spazzando via uomini e cose. Tanto agli albori del mondo che nel terzo anno del nuovo millennio, per l'Iraq si tratta sempre di una minaccia volante e annientatrice. E quel vento sabbioso e molesto che per tre giorni interi ha bloccato l'avanzata delle truppe alleate verso Baghdad non può non ricordarci che Pazuzu è anche il "signore del vento di sud-ovest".

di Danilo Arona
darona@tin.it
http://utenti.lycos.it/darona/


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